• La riflessione e i ringraziamenti del Vescovo

    Chi rimane in me, e io in lui, porta molto frutto, perché senza di me non potete fare nulla (Gv 15,5).

    E’ ciò che il Signore Gesù ci ha riconsegnato nella Liturgia della Parola e che illumina questa nostra celebrazione, riscalda il nostro cuore e ci spalanca ad una più intima conoscenza del volto del Misericordioso Signore e di quella sua tenera carezza che per noi, oggi, è la Beata Edvige. E’ proprio la stessa Edvige ad essere il frutto evangelicamente saporito che oggi ci viene offerto dal Padre di ogni dono perfetto come consolazione nel nostro pellegrinaggio verso il Regno, come sicuro modello di vita umana e cristiana, come anticipazione di quella “beata speranza” che rafforza e snellisce il nostro passo incerto sulle vie del Vangelo.

  • L’omelia del cardinale Angelo Becciu

    Cari fratelli e sorelle!

    Abbiamo appena ascoltato la pagina evangelica, nella quale S. Giovanni riferisce le parole di Gesù rivolte agli Apostoli alla vigilia della sua passione e della sua morte in croce. Egli parla di sé stesso e dice: “Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me e io in lui, fa molto frutto, perché senza di me non potete far nulla” (Gv 15,5).
    L’invito è chiaro: tutti noi siamo chiamati dal Padre, che è il vignaiolo, a portare frutto restando uniti a Cristo, così come i tralci portano frutto rimanendo uniti alla vite. In queste parole troviamo il segreto dell’efficacia della nostra testimonianza cristiana e del nostro apostolato: noi produrremo frutti di bene se accoglieremo la parola di Gesù e se ci sforzeremo di vivere in comunione con lui, vera linfa vitale.